Agricoltura e tecniche di lavorazione: Parola a Domenico Brugnoni

Domenico Brugnoni: è un imprenditore agricolo e coltivatore diretto dei suoi terreni.

La sua storia è iniziata nel 1980 da una piccola attività di famiglia

Con il trascorrere degli anni l’attività si è evoluta raggiungendo un’estensione di 150 ettari coltivati a cereali, legumi, vigne e nocciolo. Domenico si è legato alla società cooperativa PRO Agri e da quattro anni ne è il presidente.

Buongiorno Domenico, può parlarci di PRO Agri? Di cosa si occupa la cooperativa e quali sono i vantaggi per i soci agricoltori che ne fanno parte?

Pro Agri è nata dall’idea dei soci costitutori di creare uno strumento di aggregazione a disposizione dei produttori agricoli residenti nel comprensorio alto tiberino. Oggi Pro Agri è una Società Cooperativa che conta più di 800 soci per una coltivazione superiore ai 3.000 ettari di terreni. Molte sono le materie prime lavorate: dal mais al grano duro, dal grano tenero al nocciolo includendo un’ampia varietà di prodotti. I vantaggi per l’agricoltore associato sono molteplici e vanno dal supporto acquisti per mezzi e macchinari allo stoccaggio dei prodotti. Proprio in relazione a quest’ultimo aspetto abbiamo ampliato il nostro stabilimento, raggiungendo una capienza di stoccaggio pari 160.000 quintali di cereali.

Come è nato il rapporto tra PRO Agri e Molini Fagioli?

La collaborazione tra la Cooperativa e Molini Fagioli nasce anni fa per la fornitura di grano tenero utile a realizzare i prodotti per il mercato “Baby-food”. Il rapporto è sempre stato in costante crescita e – dal 2020 – abbiamo sposato insieme il progetto OIRZ, la nuova filiera di farine a residuo zero coltivate esclusivamente nelle colline umbre. Da questa filiera arriva un prodotto di qualità superiore, un grano dal KM buono ovvero sostenibile e controllato, privo di agenti contaminanti e interamente lavorato in Umbria.

Perché si parla di grano di collina e in cosa differisce dal grano di pianura?

Il grano di collina è il grano di coltivazione umbra, che si adatta alla conformazione del paesaggio, traendone vantaggio e distintività. Uno dei principali problemi dei cereali infatti sono le piogge primaverili, che tendono a far proliferare gli agenti patogeni e a far sviluppare altre malattie del grano. Partendo anche da questo presupposto abbiamo scelto di coltivare la collina poiché quest’ultima – per via della sua naturale conformazione – subisce meno stress idrico, proteggendo quindi la spiga. Questo si trascina dietro una limitazione in termini di intervento umani, e favorisce pertanto in modo del tutto naturale la coltivazione di un prodotto più sano.

Come è cambiato il rapporto con l’agricoltore dal dopoguerra ad oggi?

Sicuramente l’innovazione tecnologica degli ultimi 70 anni ha radicalmente modificato il mestiere dell’agricoltore. Non dimentichiamoci poi che il mercato del dopoguerra era scandito anche dalla politica agricola europea, che fissava un prezzo minimo di vendita dando all’agricoltore una certa sicurezza. La globalizzazione ha sgretolato questa politica, comportando oscillazioni di prezzo importanti e indipendenti dalle produzioni locali. Di conseguenza si sono abbandonate le colline a favore di terreni pianeggianti e più sostenibili. Qui si ricollega la filiera di grani OIRZ che – coltivati in collina – hanno una resa più bassa ma di maggiore qualità. Il nostro obiettivo è quello di creare una filiera compatta e sostenibile economicamente anche se coltivata in collina.

Abbiamo parlato di prodotti sani e genuini. Ma lei cosa si aspetta dal futuro?

Dal futuro mi aspetto la consapevolezza. La consapevolezza delle persone nello scegliere e mangiare cibo buono, sano e genuino. La capacità di fare la spesa non guardando solo al prezzo, ma alla qualità e alla provenienza dei prodotti. Mi aspetto un futuro dove terra, territorio e tecniche di lavorazione tornino ad avere un ruolo fondamentale. Per ottenere questi risultati è necessario che tutti gli attori della filiera – dal produttore al cliente finale – riconoscano il lavoro, i sacrifici e il valore dei prodotti locali.

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